Storia e misteri
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RITROVATO IL CORPO DI D’ARTAGNAN? UNO SCHELETRO E UNA PALLOTTOLA RIAPRONO IL CASO DEL VERO MOSCHETTIERE
di Anna Costalunga
(n.°5 50&PIÙ maggio 2026)
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Dopo tre secoli e mezzo, i resti emersi sotto il pavimento di una chiesa olandese potrebbero appartenere al capitano di Luigi XIV Decisivi saranno i test del DNA sui discendenti della,famiglia De Batz.
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Il 25 giugno 1673 sulle rive del fiume Mosa, l’aria intorno Maastricht odorava di polvere da sparo.
Il campo di Vauban, con le trincee e i bastioni, faceva da teatro al terzo anno di guerra tra la Francia di Luigi XIV e le Province Unite olandesi.
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In prima linea, come sempre, c’era Charles de Batz de Castelmore, conte d’Artagnan, capitano dei Moschettieri del re. Un uomo che aveva già salvato la vita al sovrano, compiuto missioni in tutta Europa per suo conto e che conosceva il pericolo meglio di chiunque altro. Eppure, proprio lì, in quella zona di nessuno tra le truppe francesi e le fanterie olandesi, trovò la morte. Un colpo di moschetto, riportano le cronache, lo abbatté mentre con i suoi uomini tentava di difendere una zona appena conquistata. I compagni cercarono di recuperare il corpo sotto il fuoco nemico, cadendo ad uno ad uno nel tentativo. Solo a fatica si riuscì a riportarlo indietro. Luigi XIV, alla notizia della sua morte, scrisse alla moglie Maria Teresa: «Ho perduto d’Artagnan, in cui avevo la più grande fiducia e che era per me in tutto buono e utile». Pochi giorni dopo, il 30 giugno 1673, la città cadeva in mano francese. La tomba dell’eroico guascone, però, è rimasta un mistero per oltre tre secoli e mezzo. Fino, forse, ad oggi. Lo scorso febbraio, durante i lavori di riparazione del pavi¬mento della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nel quartiere Wolder di Maastricht, gli operai hanno portato alla luce uno scheletro. Si trovava esattamente nel pun¬to in cui, due secoli fa, sorgeva l’altare maggiore. Accanto ai resti: una pallottola di moschetto e una piccola moneta di bronzo coniata nel1660. L’archeologo locale Wim Dijkman, ex responsabile degli scavi cittadini, non ha avuto dubbi: potrebbe trattarsi di d’Artagnan. «Sono molto fiducioso – ha dichiarato Dijkman alla Cnn -. Ma sono uno scienziato, un archeologo. Voglio esserne il più sicuro possibile». La prudenza è d’obbligo, ma gli indizi sono tutt’altro che trascurabili.
La pallottola nel torace concorda con il tipo di ferita descritto nei registri dell’epoca.
Il diacono della parrocchia, Jos Valke, ha ricordato che una lettera coeva sulla morte di d’Artagnan specificava che il corpo era stato inumato in terra consacrata «sotto un altare - ha dichiarato Valke all’agenzia Reuters -, non potrebbe esserci un luogo più sacro di quello».
Dietro questa scoperta c’è anche una ‘storia lunga venticinque anni, che risale a quando Dijkman incontrò la storica francese Odile Bordaz, massima esperta della figura storica di d’Artagnan. La Bordaz sosteneva da tempo che il corpo del moschettiere non fosse mai stato riportato in Francia: Luigi XIV, presente in prima persona all’assedio, avrebbe di certo voluto presenziare ai funerali del suo uomo di fiducia, il che rendeva più logico seppellirlo sul posto, vicino al campo francese. Quando Bordaz scoprì che Dijkman viveva a Maastricht, lo implorò di cercare quei resti. L’archeologo ci ha messo più di vent’anni, ma alla fine ha ottenuto dalla chiesa il permesso di scavare.
Ma chi è stato veramente l’uomo dietro il personaggio nato dalla fortunata penna di Alexandre Dumas? D’Artagnan nacque in Guascogna tra il 1613 e il 1615 e crebbe in una famiglia nobile con una lunga tradizione militare. È certo che si arruolò come cadetto intorno al 1640 nei moschettieri a cavallo della Guardia Reale, il corpo fondato nel 1622 reclutando giovani nobili esperti di scherma
e armi da fuoco, per lo più guasconi e bearnesi. Col tempo scalò i ranghi fino a diventare luogotenente dei moschettieri grigi, confidente del cardinale Mazarino, governatore di Lille ed esecutore di missioni segrete di Stato. Fu, secondo la storica Bordaz, «l’unico dei luogotenenti della celebre compagnia a essere morto in combattimento».
Vero corpo d’elite dei loro tempi, i Moschettieri raggiunsero la gloria eterna grazie ai romanzi di Alexandre Dumas.
Erede del Romanticismo, lo scrittore proiettò nella sua opera l’immagine idealizzata del gentiluomo e dell’età d’oro della Francia, trasformando in eroi letterari soldati alla stregua di tanti altri. Le avventure di d’Artagnan e compagni – e il motto “Tutti per uno, uno per tutti” – sono sopravvissuti ai secoli.
Il nobile guascone è protagonista della trilogia composta da I tre moschettieri (1844), Vent’anni dopo (1845) e il visconte di Bragelonne (1847-1850), dove, con Athos, Porthos e Aramis, si muove in un’Europa di intrighi, duelli e amori complicati; da lì il personaggio passa al cinema, a partire dalla prima versione muta del 1921 e dalla più celebre del 1948 con Gene Kelly, fino altre moschettieri del 1973 di Richard Lester, e al film francese omonimo del 2023, con Vincent Cassel e Eva Green.
Il mito di d’Artagnan si è poi diffuso in decine di adattamenti televisivi, miniserie, fumetti e cartoni animati, trasfigurando un capitano di cavalleria realmente esistito, nello stereotipo del giovane spaccone leale e avventuroso.
Ora un laboratorio tedesco avrà il compito di analizzare il DNA estratto dai denti dello scheletro dissepolto. I risultati saranno confrontati con quelli di un discendente della famiglia De Batz, linea paterna dei d’Artagnan ancora presente ad Avignone. In parallelo, un’analisi degli isotopi dello stronzio nelle ossa permetterà di stabilire la regione di nascita del defunto:
se compatibile con la Guascogna, il quadro si farebbe ancora più convincente.
Se poi i test dovessero dare esito positivo, si aprirebbe un delicato capitolo diplomatico:
cosa fare di quei resti?
Dovranno restare in Olanda o passare in Francia?
D’Artagnan oltralpe è considerato un eroe nazionale e l’ipotesi di una sepoltura d’onore a Parigi non è peregrina.
Intanto, spetta alla scienza scrivere l’ultimo atto di una storia incompiuta, quella che nemmeno Dumas ha potuto scrivere.